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Glass meets fabric: l’arte di decorare la tavola per muovere i sensi.

  • Redazione
  • 5 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 24 mag

Due mondi che possono sembrare distanti, eppure spesso si servono uno dell’altro. Niente evoca calore, intimità ed emozione come una tavola apparecchiata con cura. La mise en place ha un suo linguaggio estetico, un modo di esprimere gusto e visione, proprio come la moda. Vetro e tessuto diventano strumenti di narrazione, capaci di creare atmosfera e suscitare emozione. Vediamo cosa accade quando il mondo del fashion incontra l’arte della tavola.



Il dining come dichiarazione di potere

Nel 2025, durante la cena del Festival del Cinema di Venezia, Saint Laurent ha dato alla mise en place un’importanza fondamentale; in questa occasione, la grandiosità barocca di Palazzo Grassi ha ospitato l’architettura modernista di Tadao Ando e, in collaborazione con lo studio creativo Bureau Betak, Saint Laurent ha curato una tavola dalle tonalità fucsia con frutta, fiori, toni gioiello, porcellane bianche e calici di cristallo, giocando sulla tensione tra glamour del passato e minimalismo moderno. L’equilibrio e la simmetria della composizione hanno creato una fusione straordinaria con gli elementi architettonici dell’edificio, permettendo alla tavola di ipnotizzare gli ospiti con il prestigio del marchio Saint Laurent.


Mise en table, incantevole affare di branding

Nel 2023 Dior ha organizzato una cena al Brooklyn Botanic Garden per celebrare un progetto legato al celebre profumo J’Adore. Gli invitati sono stati completamente immersi nel mondo Dior, progettato dalla collaborazione tra la presidente e CEO di Parfums Christian Dior Véronique Courtois, il direttore creativo Francis Kurkdjian e lo scultore Jean-Michel Othoniel. La tavola, dalla funzione chiaramente non solo pratica, era ricoperta di vasi e lanterne in vetro di Murano, a cui Kurkdjian ha aggiunto il suo tocco personale, facendo sì che fontane da tavolo dorate diffondessero la fragranza oggetto della cena. Ogni dettaglio è stato pensato per collegare J’Adore alla sua storia floreale e celebrare l’artigianalità che c’è dietro essa.


Ma perché i brand investono così tanto in questo tipo di allestimenti? Perché il corretto setting della tavola di un evento non riguarda solo l’atmosfera, non è un gesto da fare meccanicamente, ma diventa piuttosto una performance in miniatura. Il pubblico interno cui è destinata, come i clienti e la stampa, riesce ad andare oltre rispetto a come il brand

appare, ricordando come un brand può farti “sentire”.


La tavola come location in passerella

Le mise en place sono state utilizzate anche nelle sfilate: a volte come scenografie che collocavano gli ospiti in una scena da pranzo, altre volte diventando esse stesse delle passerelle. Nel Chanel Paris Cosmopolite Show - Brasserie Gabrielle del 2015, Karl Lagerfeld ha trasformato il Grand Palais in una brasserie parigina, facendo sedere il pubblico attorno a tavoli mentre le modelle sfilavano tra loro. Lagerfeld ha detto di voler evocare l’eleganza di persone che si recano a pranzo negli anni Venti e Trenta, trasmettendo l’idea del rituale quotidiano parigino vissuto dalla stessa Coco Chanel. La mise en place, piuttosto che puro spettacolo, aveva il compito di evocare sensazioni di familiarità. Burberry, invece, ha costruito una passerella direttamente sui tavoli da pranzo per la collezione Autunno/Inverno 2022; le modelle camminavano tra bicchieri e posate, mentre gli ospiti le osservavano passare come fossero degli invitati a cena. Grazie a Riccardo Tisci, all’epoca direttore creativo, la tavola è diventata simbolo di condivisione, permettendo al pubblico di condividere lo stesso spazio dei capi d’abbigliamento, invece di osservarli da lontano.

Infatti, a volte l’intenzione e quella di far collassare i confini. Il momento FW23 di (Di)Vision è diventato virale quando una modella finale, seduta tra gli ospiti, si è alzata trascinando la tovaglia del suo tavolo che si è scoperta essere la gonna del suo abito, in un tripudio di piatti rotti e bicchieri di vino versati. Questo gesto ha letteralmente spezzato la scena patinata, rendendo la tavola il punto centrale nonché di rottura. È stato un modo teatrale per dire: la mise en place può essere fragile, politica, caotica, divertente.



Il vetro è il narratore silenzioso

Quando la tavola diventa l’elemento centrale, il vetro si trasforma in orchestratore silenzioso. Gli oggetti in vetro fanno molto con pochissimo: evocano atmosfere calde e gioiose oppure oniriche e misteriose, e tutto con semplici giochi di luci e riverberi. Bottega Veneta ha dato al vetro una nuova texture, culminata durante la SS26 nella creazione di sgabelli simili a gioielli, realizzati in vetro di Murano. Il vetro è stato modellato dagli artigiani di Studio 6:AM, che hanno utilizzato la tecnologia CNC e un stampo in ghisa per incidere cubi della stessa dimensione. Il risultato ha un effetto di solidità simile alla pietra, ma in dieci tonalità di colori diverse, che generano riflessi di luce utili a risaltare le cromie degli abiti. La narrazione parte da un’origine comune: la maison Veneziana e questi oggetti di scena sono uniti dallo stesso territorio, quindi hanno medesime radici.


Blocchi di vetro sedute per fashion show bottega veneta
Courtesy of Bottega Veneta, source: 6:AM

Materiale colorato e immaginifico o tagliente e di rottura?

Durante tutto il 2025, il vetro è stato esplorato come materiale indossabile, e The Glass Runway lo ha dimostrato molto bene. Ha riunito artisti del vetro e designer di moda in un’ambientazione onirica completamente permeata dai colori del vetro. Questo proprio per dimostrarne la capacità di essere fragile e simbolico, ma allo stesso tempo indossabile. Tuttavia, c’è chi ne ha sottolineato il lato simbolico: Fendi ha utilizzato il vetro nella sfilata Haute Couture Primavera/Estate 2021 per creare un ambiente tra sogno e realtà, con una passerella progettata come un labirinto di teche di vetro; Alexander McQueen, invece, lo ha trasformato in uno strumento potente di rottura e provocazione: Voss (2001) ha messo in scena la sfilata all’interno di un involucro specchiato che poi si è frantumato, portando il pubblico a confrontarsi prima con sé stesso, poi ad osservarne la distruzione. Il messaggio evidenziava il contrasto tra bellezza, spettacolo e rovina.

Il vetro, così caleidoscopico, è il completamento perfetto alla fluidità del tessuto. Quando si incontrano la tensione diventa visibile, ma il loro dialogo crea nuove storie, e permette a noi spettatori di vedere con occhi diversi ciò che abbiamo sempre visto con gli stessi occhi.





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